Marco Minghetti: Economista e Statista del Risorgimento Italiano

San PetronioMarco Minghetti (18 novembre 1818 – 10 dicembre 1886) è stato un economista e statista italiano, noto per il suo ruolo di primo ministro del Regno d’Italia in due occasioni: dal 1863 al 1864 e dal 1873 al 1876.


Primi Anni e Formazione

Nato a Bologna, all’epoca parte dello Stato Pontificio, Minghetti proveniva da una famiglia benestante.

Durante la giovinezza, mentre visitava una zia a Parigi, entrò in contatto con patrioti italiani esiliati, il che influenzò profondamente le sue future inclinazioni politiche.

Tornato in Italia, si iscrisse all’Università di Bologna, inizialmente focalizzandosi su studi scientifici, ma presto ampliò i suoi interessi alle discipline umanistiche e politiche.


Carriera Politica Iniziale

Nel 1846, Minghetti, insieme ad Antonio Montanan e Rodolfo Audinot, fondò a Bologna il giornale “Il Felsineo”. Firmò la petizione al conclave papale del 1846, sollecitando l’elezione di un papa liberale, e fu nominato membro del consiglio di stato convocato per preparare una costituzione per lo Stato Pontificio. Nel primo gabinetto costituzionale dello Stato Pontificio, presieduto dal cardinale Antonelli, Minghetti ricoprì il ruolo di ministro dei lavori pubblici. Tuttavia, dopo che Pio IX si espresse pubblicamente contro il Risorgimento italiano, si dimise e si unì all’esercito piemontese come capitano nello stato maggiore.


Contributo al Risorgimento

Dopo la fallita rivoluzione del 1848, Minghetti trascorse otto anni dedicandosi allo studio e ai viaggi. Nel 1856, fu convocato a Parigi da Cavour per contribuire alla preparazione di un memorandum sul futuro status delle province della Romagna per i negoziati del Congresso di Parigi, che risolveva la Guerra di Crimea. Nel 1859, fu nominato da Cavour segretario generale del Ministero degli Esteri piemontese. Nello stesso anno, fu eletto presidente dell’assemblea della Romagna dopo il rifiuto del dominio pontificio da parte di quelle province, e preparò la loro annessione al Piemonte.


Primo Mandato come Primo Ministro (1863-1864)

Nel 1863, Minghetti succedette a Luigi Carlo Farini come primo ministro del Regno d’Italia. Durante il suo mandato, con l’aiuto di Emilio, marchese Visconti-Venosta, concluse la Convenzione di Settembre con la Francia, in base alla quale Napoleone III accettò di evacuare Roma, e la monarchia sabauda si impegnò a trasferire la capitale da Torino a Firenze. Tuttavia, la convenzione suscitò una violenta opposizione a Torino, causando le dimissioni di Minghetti.


Secondo Mandato come Primo Ministro (1873-1876)

Nel 1873, Minghetti tornò al potere come primo ministro e ministro delle finanze. Durante il suo secondo mandato, inaugurò il riavvicinamento tra Italia, Austria e Germania, e riformò l’amministrazione navale e militare. Prima della sua destituzione, riuscì, come ministro delle finanze, a bilanciare il bilancio dello Stato per la prima volta dal 1860. Tuttavia, le sue misure arbitrarie contro l’opposizione politica portarono alla caduta del suo governo nel marzo 1876.


Ultimi Anni e Eredità

Dopo la caduta della Destra storica, Minghetti rimase per alcuni anni all’opposizione, ma verso il 1884 si unì a Depretis nella creazione del “Trasformismo”, che unì le varie fazioni liberali del paese. Sebbene non ne trasse vantaggi personali, Minghetti continuò a influenzare la politica italiana fino alla sua morte a Roma nel 1886. Le sue opere includono “Della economia pubblica e delle sue attinenze con la morale e col diritto” (Bologna, 1859) e “La Chiesa e lo Stato” (Milano, 1878). A Roma, è commemorato da un monumento in Piazza San Pantaleo sul Corso.


Marco Minghetti rimane una figura significativa nella storia italiana, noto per il suo contributo all’unificazione e per i suoi sforzi nel consolidamento dello Stato italiano.