Perchè Bologna è la città dei portici?

Tutto nasce dall’esigenza dei bolognesi di ampliare lo spazio dell’abitazione, non potendo nè allargare il perimetro, nè innalzarlo con piani superiori. Per tale motivo, gli stessi cittadini crearono un modo ingegnoso di allargare la proprie abitazioni. Questo consisteva nel “prolungare” verso l’esterno, sulla strada, il solaio del primo piano della propria casa.

Evidentemente vi fu chi esagerò e vide crollare tutto; si pensò quindi a forme di sostegno con travi diagonali infisse nel muro, poi con supporti in muratura e poi con tronchi di legno appoggiati a blocchi di selenite o di pietra, come fossero delle stampelle, per scaricare il peso sul terreno.

Queste costruzioni ebbero il benestare del Comune di Bologna , che emanò regole di realizzazione e di manutenzione delle case con portico fin dal 1250.

L’altezza doveva consentire il passaggio di un uomo a cavallo e i banchi degli artigiani e dei venditori non impedire il passaggio agli altri. Alcuni cittadini, leggermente indisciplinati, costruirono portici bassi oppure ingombravano il passaggio, così come risulta da verbali (con annessa multa) di epoca medievale.

Fu stabilito comunque che l’uso del portico fosse pubblico, pur essendo realizzato da privati su spazio privato.

Questa normativa, a distanza di oltre 700 anni, è ancora vigente!

I PORTICI DI BOLOGNA: VANTAGGI

Il portico consentiva molte cose: un artigiano lo trasformava in bottega per lavorare, un commerciante poteva mettere il banchetto e mostrare la merce protetto dalle intemperie, un mendicante o uno studente potevano usarlo come rifugio o dormitorio in mancanza di meglio.

Nei secoli successivi al XV le leggi imposero la sostituzione delle colonne lignee con quelle in pietra. Questo per scongiurare il pericolo di incendi anche se, il fatto che ancora oggi ne resistano alcuni, dimostra che quella norma non fu pienamente rispettata.

Le regole di costruzione si sono quindi modificate nel corso degli anni, ma in generale rimase quella di realizzare le nuove case con il porticato.

Furono fatte alcune eccezioni, principalmente a favore di alcune grandi famiglie dell’epoca.

L’attuale via d’Azeglio ne è la dimostrazione, così come alcuni palazzi di raffinata architettura (Bargellini, Bentivoglio, Fantuzzi, Sanuti).

IL PRIMATO DI BOLOGNA

Nessuna città al mondo può vantare oltre 53 chilometri di portici.

Questa infatti è l’estensione dei portici bolognesi esistenti nel centro storico e nella periferia: più precisamente nel centro storico la lunghezza complessiva dei portici è di 37,5 chilometri; il quartiere che ha più portici è il Porto (11,8 chilometri) seguito da San Vitale (10,2 chilometri) e da Santo Stefano (9,1 chilometri).

Fuori dal centro storico i portici si estendono per ulteriori 15,6 chilometri!

 

 

(cit. Tiziano Costa Marco Poli, Conoscere Bologna, Costa Editore)

I portici di Bologna: tra storia e curiosità

2 pensieri su “I portici di Bologna: tra storia e curiosità

  • Marzo 28, 2018 alle 7:07 pm
    Permalink

    QUESTA CRETINA CREDEVA CHE I PORTICI SERVISSERO COME “PARAPLUIE”……..Alison Carbonara

    Rispondi
    • Marzo 29, 2018 alle 10:52 pm
      Permalink

      Non servivano solo a quello 🙂

      grazie mille Alison per seguirci sempre con interesse e simpatia.

      A presto!

      Rispondi

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